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CACCIA ALLA VOLPE


Evento mondano importato dall’Inghilterra da lord George Stanhope VI conte di Chesterfield, arrivato in Italia nel 1836 circa, con alcuni cavalli da sella e 15 coppie di cani inglesi. Fin dal 1842 iniziò la caccia alla volpe nella Campagna romana insieme con alcuni amici inglesi e con il principe Livio Odescalchi (1805-1885).

"Alloggiato sontuosamente all’Hotel di Russia in via del Babuino - scrive Rodolfo Lanciani (1845-1929) in Passeggiate nella Campagna Romana - ben presto istruì i giovani del patriziato romano alle gioie e ai rischi di questa caccia a cavallo. Partendo, lasciò cavalli e cani al principe Don Livio Odescalchi che ne curò l’addestramento e la riproduzione. Don Livio organizzò sin d’allora le cacce alla volpe nella Campagna Romana, ma solo nel 1860 queste riunioni furono disciplinate con la creazione della `Società Romana per la caccia alla volpe’ presieduta dal medesimo Don Livio Odescalchi che ne divenne il primo `Master’. Segretario fu il principe Flavio Chigi"[1].
Si trovò il personale necessario e furono fatti venire dall'Inghilterra cani e cavalli; Livio Odescalchi fu, appunto, il primo presidente (Master of Hounds); il principe Flavio Chigi poi si ritirò dalla vita di società, prese gli ordini, divenne prete e morì cardinale nel 1885. La stagione di caccia 1844-45 finì con una corsa agli ostacoli (steeple-chases) che fu ripetuta anche negli anni successivi nella tenuta di Roma Vecchia presso le rovine della Villa di Sette Bassi, che si estendeva tra l'antica Via Latina e la Tuscolana moderna, presso l'Osteria del Curato [2].

"[...] ricostituita la Società [...] dopo un periodo in cui risulta chiusa a causa degli eventi politici (1848-49), successivamente, a seguito di alcuni gravi incidenti, tra cui la caduta dello stesso Master, che si ferì gravemente, fu Pio IX a proibire le cacce; tuttavia, il pontefice [...] volle accondiscendere alle pressanti istanze al riguardo del duca Pio Grazioli (?-1884) il quale fu da allora eletto Master; seguirono: dal 1881 al 1891 il duca Don Giulio Grazioli Lante della Rovere, dal 1891 al 1895 il principe Agostino Chigi, dal 1895 al 1907 il marchese Luciano di Roccagiovine (1853-1917), cugino del conte Giuseppe Primoli, che era stato valente istruttore degli Ufficiali di cavalleria di Tor di Quinto. Anzi da quel tempo il ministro della Guerra decise di far partecipare alle corse gli Ufficiali di cavalleria di Tor di Quinto; le corse furono allora assiduamente frequentate dal duca d'Aosta Vittorio Emanuele di Savoia - Aosta conte di Torino (1870–1946) e da Gabriele d'Annunzio (1863-1938), cronista mondano d'eccezione [...]".

Riguardo alla presenza a Roma del figlio del I duca d'Aosta (e nipote di re Umberto I) anche Emma Perodi (1850-1918) nella sua 'cronaca', afferma che tra coloro che partecipavano con assiduità agli eventi mondani, vi era, giunto nella capitale nella primavera del 1892 "[...] il conte di Torino, il quale incominciò a frequentare la società romana. Il primo invito che accettò fu quello per un pranzo dalla principessa Potenziani, e poi andò sempre ovunque si ballava, o vi erano riunioni eleganti, dimostrando un grandissimo desiderio di divertirsi. Il conte piacque molto a Roma per le sue maniere franche, per il nessum sussiego, ed egli vi stava volentierissimo"; [...] "Il conte di Torino continuava ad abitare a Roma nel 1895. Egli si era iscritto al corso di equitazione di Tor di Quinto e come animava con la sua presenza le eleganti riunioni, così spronava i giovani signori a dar prova di destrezza negli esercizi equestri. Si costituì in quel tempo un comitato per le corse dette 'Cross - country' di cui facevano parte il principe e gli ufficiali di Tor di Quinto ..." [3]


Alla Società aderivano aristocratici e pochissimi altri ammessi, e nel Lazio il luogo reputato ai raduni per le attività degli associati era Tor Tre Teste sulla via Prenestina [4]. La caccia alla volpe si svolge con particolari modalità: a catturare la preda provvede, infatti, una numerosa muta di cani foxhound (o beagle). I cacciatori, in sella a cavalli, hanno il solo compito di seguire i cani e il vincitore è il cavaliere o l’amazzone che per primo raggiunge i segugi che hanno afferrato la preda.
Per i gentiluomini, "la divisa inglese tradizionale di caccia era costituita da una giacca scarlatta, berretto da fantino di velluto nero, dagli stivaloni di coppale che giungevano a mezza gamba. Non tutti avevano cavalli propri; questi si potevano prendere in affitto (nel 1869 costavano 40 lire al giorno)" (C. Pietrangeli) ; per le dame era previsto il 'riding habit' [5]. Al Master of Hounds si affiancavano alcune figure, nominate dal Master stesso, tra le quali citiamo l'Hunts man o capocaccia ed i Whippers-in ossia due cavalieri esperti che hanno il compito di tenere riunita la muta di cani (chiamata pack)


La caccia alla volpe diventa ben presto un rituale di gran moda per l'alta borghesia e l' aristocrazia, anche a Roma. Il Conte Giuseppe Primoli sempre attento e puntuale nei suoi 'reportages' fotografici non perde occasione per immortalare alcune battute di caccia cui partecipano personaggi celebri, fra cui Eleonora Duse (1858-1924), Sarah Bernhardt (1844–1923) e lo stesso D'Annunzio.

Occasione di veri e propri salotti eleganti all’aria aperta ai quali anche le signore amavano partecipare. E ciò è testimoniato dalle tante foto, che ritraggono appartenenti all'alta borghesia, all'aristocrazia e personaggi famosi, non solo italiani, in sella, impegnati in un salto dell'ostacolo oppure in conversazione durante le diverse fasi delle battute di caccia: nelle immagini si possono ammirare, infatti, amazzoni in habit, sorprese dall'obiettivo in sella o al meet, in attesa del ritorno dei cacciatori o ancora, fanciulle ed eleganti dame di ogni età a passeggio per i prati della Campagna Romana.



(Testo tratto dal volume a cura di P. Becchetti e C. Pietrangeli, Tevere e Agro Romano, Roma, Quasar, 1982. Si veda anche la pagina web dedicata alla caccia alla volpe a Tor Tre Teste http://www.amicidelparco.it/Alessandrino/curiosita.htm)


Note:

[1] R. Lanciani, Passeggiate nella Campagna Romana, Ed. Quasar, Roma 1980
[2] P. Becchetti-C. Pietrangeli, Tevere e Agro Romano, Roma, 1982, p. 130 e 140
[3] E. Perodi, Roma Italiana, 1870-1895, Roma, 1896, p. 467 e p. 480 e cfr. L. Vitali, Un fotografo fin de siècle. Il conte Primoli, Torino, Einaudi, 1981, p. 206-207
[4] Si veda la pagina web dedicata alla caccia alla volpe a Tor Tre Teste
[5] Si veda il sito dedicato al Side Saddle Lady Museum con esempi di riding habit


 

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